IL GIAPPONE NELL' ARCHITETTURA OCCIDENTALE


FRANK LLOYD WRIGHT

Frank Lloyd Wright, Imperial Hotel, Tokio

Frank Lloyd Wright nutrì per tutta la vita un profondo interesse per l’arte giapponese.

La sua attività di collezionista di Surimono (摺物  un genere giapponese di xilografie commissionate da privati per occasioni speciali, come l'avvento di un nuovo anno), lo portò ad affermare che le stampe giapponesi furono per lui grande fonte di ispirazione.

Non si libererò mai dall' effetto prodotto dalla prima impressione che gli procurarono, dall’incedere della dottrina della semplificazione e dell’eliminazione di tutto ciò che è insignificante.

Questo interesse lo portò a compiere sette viaggi in Giappone, tra il 1905 e il 1922; tra il 1917 e il 1922, si trattenne in Giappone per 34 mesi, durante i quali costruì tra l’altro l’Imperial Hotel a Tokyo.

Wright rimane colpito soprattutto dalla concezione della casa giapponese così legata alla natura e pensata per l’uomo.

Da questa osservazione sviluppa poi una sua concezione di architettura organica, che si trasfonde con la natura, il cui massimo esempio è la sua Casa sulla cascata.

Frank Lloyd Wright, FallingWater House


CARLO SCARPA

Tomba Brion-Vega,  San Vito D' Altivole, Carlo Scarpa

Carlo Scarpa  è stato un architetto e designer italiano fortemente influenzato dalla storia della cultura, dei materiali e del paesaggio veneziani e giapponesi. 

Nel 1969 si reca per la prima volta in Giappone, dove ha la possibilità di assimilare alcuni concetti estetici della cultura nipponica che, in parte aveva già appreso fin dagli anni della sua formazione, grazie alla conoscenza dei dipinti di Klimt e Mondrian, delle teorie di Wright e Mies van der Rohe, delle opere orientaliste di Ezra Pound e del Museo di Arte Orientale di Venezia. 

 

Alcuni spunti di origine orientale sono individuati soprattutto nella gestione dello spazio e nella relazione di quest’ultimo con il tempo, nell’ alternarsi di luce e ombra e nella sovrapposizione e continuità di toni cromatici

                                                                                                            Padiglioncino sull’acqua, Tomba Brion, Carlo Scarpa

                                                                                                                                                      Villa  Imperiale di Katsura, Tokio

Queste suggestioni di gusto orientale diventano una sorta di citazione nelle opere realizzate dopo il fatidico 1969.

Soprattutto la Tomba Brion a San Vito d’Altivole (Treviso) e, in particolare, il “padiglioncino sull’acqua” adiacente. Questo fu concepito da Scarpa subito dopo il suo ritorno dal Giappone, quando nei suoi occhi era ancora vivissimo il ricordo di edifici giapponesi come la Villa di Katsura e il Padiglione d’Oro (Kinkakuji) di Kyoto, per i quali l’acqua è elemento integrante, collegamento imprescindibile tra il lavoro dell’Uomo e i doni della Natura.

 

Egli fu sensibilissimo nell’appropriarsi di questi nuovi stimoli estetici, trasferendoli poi in un contesto moderno in modo del tutto originale, all’insegna della ricerca di equilibrio, armonia e bellezza.

                                                                                                                                         Padiglione d’Oro (Kinkakuji) di Kyoto